“…deve escludersi che il diritto di abitazione ex art.1 comma 42 della legge 76 del 2016 debba essere indicato nella dichiarazione di successione, in quanto diritto personale di godimento attribuito ad un soggetto che non è erede o legatario” (Agenzia delle Entrate, parere n. 463/2019).

 

Con un recente parere, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che il diritto di abitazione non può rientrare nella dichiarazione di successione se il convivente more uxorio non è stato istituito legatario per testamento.

Il caso nasce da una situazione alquanto usuale che, semplificando, così può riassumersi.

Tizio muore senza lasciare testamento. Non ha figli ma convive da diversi anni con una donna. Acquistano la qualità di eredi i fratelli. Tuttavia, a seguito dei recenti interventi legislativi, alla convivente è garantito il diritto di abitazione per due anni o per un periodo pari alla convivenza se superiore a due anni e comunque non oltre i cinque anni.

Gli eredi si domandano se, nella dichiarazione di successione, debba essere inserito il diritto di abitazione. Così facendo, da un lato, si otterrebbe uno sgravio fiscale per gli eredi e, dall’altro, potrebbe evitarsi una doppia trascrizione nei pubblici registri immobiliari (per la denuncia di successione e per la costituzione del diritto di abitazione).

L’Agenzia delle Entrate chiarisce che, non essendo stata istituita la convivente come legatario dell’immobile, mancando la relativa disposizione testamentaria, il diritto di abitazione non debba indicarsi nella dichiarazione di successione, in quanto diritto personale di godimento attribuito ad un soggetto – per l’appunto – che non è erede o legatario.