“Il coerede che sul bene comune da lui posseduto abbia eseguito delle migliorie può pretendere, in sede di divisione, quale mandatario o utile gestore degli altri eredi partecipanti alla comunione ereditaria, il rimborso delle spese sostenute per il suddetto bene comune”.

Così ha stabilito la Corte di Cassazione, sez. II Civile, ordinanza n. 15300/20; depositata il 17 luglio.

Il caso riguarda una questione controversa.

Secondo alcuni, le addizioni e le migliorie apportate al bene comune (l’immobile in oggetto) da un coerede entrano a far parte della massa e di esse si deve tener conto ai fini della determinazione delle quote e dei conguagli.

Di diverso avviso è l’orientamento ribadito venerdì scorso a Roma, secondo cui, invece, tali addizioni non entrano a far parte della massa ereditaria, bensì il coerede che sul bene comune da lui posseduto abbia eseguito delle migliorie può pretendere, in sede di divisione, non l’applicazione dell’art. 1150 c.c. (secondo cui è dovuta un’indennità pari all’aumento di valore della cosa in conseguenza dei miglioramenti effettuati), ma, quale mandatario o utile gestore degli altri eredi partecipanti alla comunione ereditaria, il rimborso delle spese sostenute per il suddetto bene comune, “esclusa la rivalutazione monetaria, trattandosi di debito di valuta e non di debito di valore”.

Da qui il rigetto del ricorso.