“In tema di effetti della cancellazione di società di capitali dal registro delle imprese nei confronti dei creditori sociali insoddisfatti, ferma comunque la legittimazione dei soci in quanto successori della società estinta, dei cui debiti essi rispondono secondo lo statuto della propria responsabilità, il disposto dell’art. 2495 c.c., comma 2, implica che, rispondendo i soci nei limiti di quanto riscosso a seguito della liquidazione, grava sul creditore l’onere della prova circa la distribuzione dell’attivo sociale e la riscossione di una quota di esso in base al bilancio finale di liquidazione, trattandosi di elemento della fattispecie costitutiva del diritto azionato dal creditore nei confronti del socio” (Cassazione civile sez. I, 06/12/2019, n.31933).

Sia essa società di persone o di capitali, al momento della sua cancellazione dal registro delle imprese, le obbligazioni passano in capo ai soci, personalmente, secondo un fenomeno successorio stabilito dall’art. 2495 cc.

E ciò al fine di tutelare i creditori sociali.

Ma entro quali limiti rispondono i soci nei loro confronti?

Il Tribunale di Roma, con la recente decisione del 14.04.2020, precisa che il socio limitatamente responsabile dovrà rispondere dei debiti sociali pregressi, nei limiti di quanto dallo stesso riscosso, al momento della liquidazione.

Tuttavia, l’onere della prova della distribuzione e dell’incasso di quote da parte del socio sarà a carico del creditore (art. 2697 cc).

Probatio diabolica?