“Il giudice di merito non è un mero registratore passivo di quanto dichiarato dal testimone, ma un soggetto attivo e partecipe dell’escussione testimoniale”.

Così, la Suprema Corte ha stabilito con l’ordinanza n. 17981/20, depositata lo scorso 28 agosto.

La decisione riguarda la richiesta di risarcimento dei danni, rivolta ad una compagnia assicurativa, da parte del danneggiato coinvolto in un incidente stradale.

La domanda veniva respinta per insufficienza di prova, sia in primo grado che in appello, sulla scorta del fatto che, nel caso di sinistro causato da veicolo non identificato (come accaduto nel caso concreto), la prova dell’accadimento storico deve valutarsi in modo più rigoroso.

Il danneggiato non si dava per vinto e impugnava la sentenza della Corte d’appello di Salerno.

E, tra i vari motivi del ricorso per cassazione, lamentava l’atteggiamento passivo assunto dal Giudice di merito durante la deposizione resa in giudizio dall’unico teste escusso, che si era limitato a confermare la rispondenza al vero delle circostanze oggetto dei capitoli di prova.

Non solo.

Il Giudice, oltre a non chiedere chiarimenti al teste, non aveva nemmeno esaminato i documenti prodotti in atti per fondare o meno il proprio convincimento.

La Corte di Cassazione ha, quindi, colto l’occasione per richiamare un principio base del processo civile.