“In tema di responsabilità professionale del medico, costituisce inadempimento qualificato del sanitario l’omessa o inesatta informazione sui profili di incertezza circa la non irreversibilità di un intervento di sterilizzazione, essendo tenuto il medico, anche in relazione alla specificità dell’obbiettivo perseguito dalla paziente, a fornire informazioni non meramente generiche, così da consentire all’interessata di adottare, nel successivo decorso del tempo le opportune misure e gli utili accertamenti e controlli clinici, atti ad impedire gravidanze non volute”.

Così ha stabilito la Corte di Cassazione, nella sentenza 24109/2013, recentemente ribadita dal Tribunale di Brescia.

Secondo il Giudice, infatti, l’Ospedale dovrà farsi carico del mantenimento di una bimba di una coppia, a causa dell’erronea esecuzione di un intervento di sterilizzazione e di una carente informativa.

Dopo il terzo figlio, la coppia bresciana aveva deciso di optare per la sterilizzazione tubarica.

Dopo due anni, però, la donna rimaneva nuovamente incinta e partoriva suo malgrado una bambina.

I genitori si rivolgevano al Tribunale e, all’esito del lungo giudizio in cui veniva accertato il fallimento dell’intervento chirurgico, veniva loro riconosciuta la lesione del diritto costituzionale di autodeterminazione, in relazione alla legittima scelta di prevenire future nascite.

La struttura è stata, quindi, condannata a pagare alla coppia la somma di € 900.000,00, quale concorso al mantenimento della bambina fino ai suoi 25 anni, mediante assegni mensili di € 300,00.

Di questo caso ne hanno parlato pure Il Sole 24 Ore e Repubblica.