“L’obbligo di ritrasferimento che trae le sue origini da un pactum fiduciae concluso oralmente, può rinvenire autonoma fonte in una dichiarazione unilaterale, qualora essa contenga la chiara enunciazione dell’impegno attuale del soggetto ad effettuare una determinata prestazione in favore di altro soggetto, ai sensi dell’art. 1174 c.c. Il riferimento alla causa di questo impegno, indicata nel negozio fiduciario intercorso tra le parti, non rileva ai soli fini dell’astrazione processuale, ma è idoneo a dare liceità causale e meritevolezza all’impegno assunto con l’atto unilaterale. L’assenza di forma scritta rileva ai soli fini probatori e non incide sulla legittimità dell’atto”.

Così, nel mese di luglio, ha stabilito la Cassazione civile con l’ordinanza n.15385.

Il caso.

Dopo aver condotto le trattative per la compravendita ed aver corrisposto il prezzo, un padre intestava, solo per motivi fiscali, l’immobile al figlio.

A distanza di anni il padre lo conveniva in giudizio per far accertare di essere il reale proprietario dell’immobile.

Il figlio si opponeva alla richiesta paterna e chiedeva al Tribunale, in caso di accoglimento della domanda, quantomeno di condannare il padre alla restituzione di tutte le somme versate a titolo di imposte e spese.

Il padre aveva la meglio in giudizio ma il figlio non si dava per vinto; impugnava la sentenza lamentando che non vi era alcun accordo scritto, tra i due, in cui fosse chiaro ed evidente il suo impegno alla restituzione dell’immobile.

Inutile dire che il caso è durato anni, fino ad arrivare in Cassazione; i giudici ermellini si sono potuti così confrontare su un tema di estrema attualità: il patto fiduciario.

L’esito è quello in epigrafe.

Non è necessario un atto bilaterale e scritto coevo all’acquisto dell’immobile, ben potendo provarsi l’accordo restitutorio anche con altre forme.

Per ovvie ragioni editoriali, abbiamo semplificato al massimo la vicenda ma siamo a disposizione per ogni approfondimento.