Non è configurabile il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare in caso di separazione o di scioglimento del matrimonio di cui all’art. 570-bis cod. pen., qualora l’agente si sia attenuto agli impegni assunti con l’ex coniuge per mezzo di un accordo transattivo, non omologato dall’autorità giudiziaria, modificativo delle statuizioni sui rapporti patrimoniali contente in un precedente provvedimento giudiziale”.

La Cassazione penale ha esaminato, di recente, il caso di due coniugi che, dopo il divorzio, a fronte del peggioramento delle condizioni economiche dell’ex marito, decidevano di ridurre l’assegno di mantenimento mensile dei tre figli, da euro 1.111,77 ad euro 800,00.

Tale accordo, però, non veniva fatto omologare avanti al Giudice.

Nel momento in cui l’ex marito si trova a poter versare solo una somma di poco inferiore a quella concordata (i.e. euro 770,00), la donna lo denunciava per il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare (art. 570 bis c.p.).

L’uomo veniva condannato in primo ed in secondo grado.

Tuttavia, la decisione veniva completamente riformata dalla Cassazione che riteneva non configurabile alcun reato, atteso che l’accordo tra gli ex coniugi era valido e non contenente clausole lesive degli interessi dei beneficiari del mantenimento.

La sentenza in commento è la n. 5236/2020.