All’atto della divisione ereditaria, per la valutazione dei beni immobili compresi nella massa comune, occorre far riferimento al valore venale in comune commercio dei beni alla data della divisione e non al valore catastale (Risp. AE 6 novembre 2020 n. 534).

Così ha risposto l’Agenzia delle Entrate, venerdì scorso, ad un quesito postole in tema di divisione ereditaria.

Con la divisione cessa lo stato di comunione. A ciascun erede viene attribuita la titolarità esclusiva su una parte determinata del bene o beni in comune.

Ai fini dell’imposta di registro, l’atto di divisione rientra nella categoria degli “atti aventi natura dichiarativa relativi a beni o rapporti di qualsiasi natura” e deve essere registrato in termine fisso, con applicazione dell’aliquota dell’1% applicata al valore della massa comune.

In caso di conguaglio o se ad un condividente siano attribuiti beni per un valore eccedente quello della quota a lui spettante, l’AE considera la divisione vendita limitatamente alla parte eccedente.

Ne consegue che i conguagli superiori al 5% del valore della quota di diritto sono soggetti all’imposta con l’aliquota stabilita per i trasferimenti.

Per maggiori informazioni restiamo a disposizione, intanto qui trovate il testo integrale della risposta dell’Agenzia delle Entrate.