“Dottore, sono sieropositivo. Non l’ho detto a mia moglie”.

“Capisco. Posso chiederle se state prendendo le necessarie precauzioni?”

“No, i nostri rapporti sessuali sono ancora non protetti”.

 

È opportuno che il medico informi la moglie o che mantenga la riservatezza al riguardo?

 

I medici devono sempre assicurare la riservatezza dei loro pazienti. I medici non sono “poliziotti”.

 

Il giuramento di Ippocrate dice: “Ciò che io possa vedere o sentire durante il mio esercizio o anche fuori dell’esercizio sulla vita degli uomini, tacerò ciò che non è necessario sia divulgato, ritenendo come un segreto cose simile”.

 

Perché?

 

Le informazioni sulla salute di ciascuno di noi sono altamente riservate ed abbiamo diritto di controllare chi vi acceda.

 

Se il rapporto tra medico-paziente non fosse fondato sulla riservatezza, le persone potrebbero omettere di rivelare informazioni necessarie ai fini di una corretta diagnosi e terapia, così mettendo a rischio la salute personale e la sanità pubblica.

 

Tuttavia, esistono situazioni in cui l’obbligo di riservatezza medica viene meno.

 

Quando?

 

Per la tutela di interessi collettivi (sicurezza e salute pubblica, prevenzione di un crimine) o la protezione di diritti o libertà altrui.

 

In quest’ultimo caso rientra l’esempio da cui siamo partiti.

 

Dire o non dire alla moglie che il marito è sieropositivo?

 

La Corte europea dei diritti dell’uomo, nel caso Colak e Tsakiridis vs Germania, ha stabilito che il medico aveva violato i propri obblighi professionali nei confronti della moglie non informandola sulla contagiosità del compagno.

 

Articolo, liberamente tratto dal terzo modulo del corso di Bioetica “Riservatezza medica e tutela dei dati sanitari” del Consiglio d’Europa.

 

[Piccola nota per tutti, il Consiglio d’Europa non centra nulla con l’Unione europea!]

 

Musica: Sovereign by Kevin MacLeod
Link: https://incompetech.filmmusic.io/song/4397-sovereign
License: http://creativecommons.org/licenses/by/4.0/