“Va condannata la Presidenza del Consiglio dei ministri per responsabilità civile, per i danni causati ai privati, in conseguenza della mancata attuazione degli obblighi previsti dalla direttiva 2004/80/Ce relativa all’indennizzo delle vittime di reati intenzionali violenti” (Cass. civ. 26575/2020).


Settimana scorsa, il giorno prima della giornata mondiale contro la violenza sulle donne, la Corte di Cassazione ha depositato la sentenza n. 26757/2020, liquidando a favore di una vittima di violenza sessuale oltre 30.000,00 euro.

Perché?

La signora, nel 2009, veniva aggredita, sequestrata e costretta con violenza e minacce a praticare e subire ripetutamente atti sessuali.

Gli autori del reato venivano condannati, in sede penale, a versare 50.000,00 euro ma la vittima non riusciva ad ottenere nulla perché i rei si rendevano latitanti.

Oltre ai danni ed alle ripercussioni psicologiche, la donna rimaneva con un… pugno di mosche.

Ma grazie ad ottimi difensori, veniva resa edotta del fatto che è un principio assodato nel territorio europeo che le vittime di reati violenti ed intenzionali, come quello da lei subito, hanno diritto ad un adeguato ed equo ristoro.

Infatti, gli Stati membri dell’Unione europea sono stati chiamati a prevedere entro il 1 luglio 2005 un sistema generalizzato di tutela indennitaria per le vittime impossibilitate a conseguire, dai diretti responsabili, il risarcimento integrale dei danni subiti.

La ratio si basa sul principio di solidarietà sociale: siamo pur sempre una Comunità!

Pertanto, la donna agiva dinanzi al Tribunale di Torino contro la Presidenza del Consiglio dei Ministri, affinché ne venisse dichiarata la responsabilità civile per la mancata attuazione degli obblighi previsti dalla direttiva 2004/80/CE.

La vicenda giudiziaria è, ovviamente, più intricata, basti pensare che per arrivare alla decisione di settimana scorsa ci sono voluti 11 anni!

Dobbiamo ringraziare questa signora, coloro che l’hanno sostenuta in questa battaglia e la tenacia dei suoi legali per aver permesso di mettere in luce i nostri diritti.

Per ogni approfondimento, potete contattarci in Studio.