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Il contenuto di questa sezione ha valore solo informativo e non costituisce parere professionale, per il quale è possibile contattarci.

Nuove regole EBA sul default

Nuove regole EBA sul default

Il primo gennaio 2021 entra in vigore il Regolamento UE n. 171/2018. L'UE cerca di uniformare gli orientamenti degli Istituti di Credito europei, in materia di classificazione delle controparti inadempienti ("Default") .Sono stati stabiliti i nuovi parametri - più...

Dire o non dire: il dubbio del medico

Dire o non dire: il dubbio del medico

  “Dottore, sono sieropositivo. Non l’ho detto a mia moglie”. “Capisco. Posso chiederle se state prendendo le necessarie precauzioni?” “No, i nostri rapporti sessuali sono ancora non protetti”.   È opportuno che il medico informi la moglie o che mantenga la...

Il caso Mitterand. Quando la privacy si scontra con il diritto di sapere del pubblico

Il caso Mitterand. Quando la privacy si scontra con il diritto di sapere del pubblico

Torniamo a parlare di riservatezza medica e tutela dei dati sanitari.

Come noto i medici ed il personale sanitario in generale sono tenuti a non divulgare dati o informazioni relative ai propri pazienti.

Il divieto di divulgare informazioni sensibili sul paziente continua anche dopo la sua morte.

 

Ma per quanto tempo?

Non vi è un approccio uniforme in Europa.

Secondo gli orientamenti del British General Medical Council i criteri da considerare prima di eventuali divulgazioni sono:

  • Se vi sia stata una richiesta specifica di riservatezza
  • Se la divulgazione può causare disagio, o avvantaggiare, oppure rivelare l’identità del partner o della famiglia del paziente
  • Se le informazioni siano già di pubblico dominio o possano essere rese anonime

 

E se il paziente è un personaggio pubblico?

Chiedete al dottor Claude Gubler cosa ne pensa, condannato a quattro mesi, con pena sospesa, per aver pubblicato un libro, intitolato Le Grand Secret.

Nel 1996, immediatamente dopo la morte del Presidente, il medico curante rendeva pubblica la lunga battaglia di Mitterand contro il cancro durante tutto il periodo della sua presidenza, che era stata tenuta nascosta al pubblico francese.

Il libro scatenava un dibattito sul giusto equilibrio tra il diritto di sapere del pubblico e il diritto alla privacy individuale.

I tribunali francesi decretavano il divieto temporaneo sulle vendite con divieto permanente alla pubblicazione del libro, multando inoltre gli editori.

La Corte EDU, tuttavia, investita della causa introdotta dalla casa editrice nei confronti dello Stato francese (Plon Société vs Francia) per violazione dei diritti umani, accoglieva il ricorso ritenendo che, in effetti vi era stata una violazione della libertà di espressione.

Invero, sebbene lo Stato potesse difendere le proprie leggi imponendo responsabilità civili e penali in caso di violazione della riservatezza ove ‘necessario in una società democratica’, il divieto permanente alla distruzione del libro non rispettava più una ‘pressante necessità sociale’ ed era sproporzionato rispetto allo scopo.

Vietare in modo permanente la pubblicazione di un libro sulla malattia di Mitterand, dopo 9 mesi e mezzo dalla sua morte, pareva inappropriato.

In conclusione, con le dovute precauzioni ed accorgimenti, la Corte ci sta dicendo che la riservatezza medica debba cedere il passo al sapere pubblico quando si tratti di personaggi pubblici.

VACCINO ANTI-COVID19: UNA CORSA CONTRO IL TEMPO?

VACCINO ANTI-COVID19: UNA CORSA CONTRO IL TEMPO?

Nel mese di dicembre, ho concluso il corso di bioetica organizzato dal Consiglio d’Europa. Nell’ambito del modulo sulla ricerca biomedica, si è parlato di vaccini.

Ho ritenuto, quindi, interessante proporvi una sintesi di quello che ho appreso.

Come è stato sviluppato il vaccino Covid-19?

I vaccini sono medicinali che stimolano nel sistema immunitario un processo perché si attivino le difese nel nostro corpo contro un organismo esterno. In questo modo, quando entriamo in contatto con l’agente patogeno, il nostro corpo ha già a disposizione le difese per combatterlo.

Per realizzare il vaccino anti-Covid 19 si è proceduto come segue:

1. PRIMO STEP: FASE DI STUDIO E DI RICERCA
In questa fase si è identificata la struttura del vaccino, definendo la tecnologia per la sua creazione in modo che questi potesse essere protettivo. Si è deciso quali componenti della SARS dovessero essere acclusi per determinare una risposta immunitaria. Si è fatta una produzione in piccola scala e si sono compiuti studi e verifiche per ottenere un vaccino “stabile”.

2. SECONDO STEP: STUDI PRE CLINICI
Una volta individuato il vaccino se ne studiano in maniera approfondita le conseguenze in ambito animale, in modo da individuarne la tossicità. Ad esempio, ci si chiede se possa creare infertilità o problemi nello sviluppo umano.

3. TERZO STEP: SPERIMENTAZIONE SULL’UOMO
Dapprima si testa su un piccolo numero di persone, studiando la sicurezza, l’efficacia e la risposta immunitaria per, poi, agire su migliaia di soggetti. Le sperimentazioni cliniche sull’uomo devono seguire rigide regole scientifiche ed etiche, nonché devono essere approvate dalle autorità competenti al fine di salvaguardare la sicurezza ed i diritti dei partecipanti. Per dare meglio un’idea di cosa succede durante questa fase:

FASE A
Si inietta il vaccino in 20-100 soggetti e ci si chiede:
• Si è ottenuta la risposta immunitaria?
• Il vaccino è abbastanza sicuro per poterlo studiare su scala maggiore?
• Qual è la giusta dose da utilizzare?

FASE B
Si testa il vaccino in centinaia di volontari e ci si chiede:
• Qual è la migliore dose da usare?
• Quali sono gli effetti indesiderati più comuni?
• C’è una risposta immunitaria in più persone?

FASE C
Si fornisce il vaccino in migliaia di persone (circa 30.000 di cui il 25% con età superiore ai 65 anni; persone con problemi respiratori e cardiovascolari) e ci si chiede:
• Il vaccino protegge contro la malattia? Lo si compara con i risultati ottenuti dal placebo o vaccini non-Covid
• Quali sono gli effetti indesiderati meno comuni?

MONITORAGGIO
• per almeno un anno dalla vaccinazione
• gli effetti collaterali generalmente si evidenziano dopo 4-6 settimane dopo l’ultima dose di vaccino

Concluse queste fasi, pur continuando il monitoraggio, si è passati alla valutazione e all’approvazione del vaccino.

Facciamo un inciso, però.

L’EMA, che è l’Agenzia europea per i medicinali, ha dichiarato che, prima ancora dell’approvazione dei vaccini e, quindi, nel corso della fase di progettazione, ha interagito costantemente con i ricercatori e le case farmaceutiche, facendo presente quali fossero gli standard da soddisfare in ogni fase.

E ciò poiché l’obiettivo della ricerca e della produzione del vaccino anti Covid è quello di prevenire il diffondersi della malattia, con un alto grado di affidabilità, pur nella consapevolezza che, all’esito dell’iter sopra descritto, non si avranno informazioni sulla protezione a lungo termine del vaccino, né se lo stesso protegga da infezioni asintomatiche, né se il vaccino blocchi la trasmissione del virus nella comunità.

Tutte queste domande avranno una risposta tra anni.

Alcuni hanno obiettato che la produzione del vaccino contro il covid-19 è stata troppo veloce.

In effetti, generalmente, quando non vi è una pandemia, queste fasi appena descritte si svolgono in serie, una dopo l’altra, con addirittura delle pause, fino a coprire un arco temporale di 5-10 anni, prima che il vaccino venga elargito alla popolazione su larga scala.

Per il vaccino contro il Covid-19, sono state compiute tutte le fasi, con lo stesso rigore, ma in un periodo di tempo più limitato, a volte pure in parallelo.

La mole di dati e sperimentazioni eseguite è la stessa identica a quella che sarebbe stata ottenuta se l’attività non fosse stata svolta in urgenza e, quindi, su un arco temporale maggiore.

Gli standard di qualità, sicurezza ed efficacia, sostiene l’EMA, sono i medesimi. C’è stata unicamente una compressione dei tempi ma senza riduzione dei dati numerici e, quindi, delle risultanze probatorie sulla scorta delle quali può approvarsi un vaccino.

I vaccini all’esame dell’EMA sono 4:

Due vaccini a RNA messaggero

– Pfizer-BioNTech (BNT162b2)
– Moderna (mTNA-1273)

Due Vaccini basati su vettori virali (adenovirus)

– Astra Zeneca / Oxford (ChAdOx1-SARS-CoV-2)
– Janssen (Ad26.COV2.S)

Qual è la differenza?

Tradizionalmente, i vaccini contengono virus indeboliti o proteine distintive del virus che vengono purificate.

• Un vaccino a mRNA è diverso, in quanto invece di ricevere direttamente attraverso un’iniezione una proteina virale, al ricevente viene somministrato materiale genetico – mRNA. Quando queste istruzioni genetiche vengono iniettate nel deltoide, queste entrano nelle cellule muscolari, le quali traducono le informazioni ricevute al fine di produrre la proteina virale direttamente all’interno del corpo del ricevente.
Questa modalità imita ciò che il virus SARS-CoV-2 fa in natura; in questo modo si fornisce al sistema immunitario una sorta di anteprima di come appare il vero virus, senza però poter essere in grado di causare direttamente la malattia. Così si garantisce al sistema immunitario il tempo per produrre gli anticorpi per neutralizzare il vero virus qualora l’individuo dovesse essere infettato.

• Con il vaccino con adenovirus, invece, si inietta un virus che generalmente causa lievi infezioni respiratorie che, modificato in laboratorio, fa da vettore. L’adenovirus, cioè, consegna gli antigeni che provocano la produzione degli anticorpi contro il Covid-19. Questa tecnica è stata usata in passato per combattere la tubercolosi e l’HIV. Il vantaggio di questo tipo di vaccini è che sono sicuri e hanno pochi effetti collaterali. Di fatto si inietta un virus che già si conosce e gli si iscrivono nel DNA le informazioni che servono perché il nostro corpo le legga e produca la risposta immunitaria contro la malattia che si vuole debellare.


4. QUARTO STEP: VALUTAZIONE E APPROVAZIONE DEI VACCINI

La valutazione e l’approvazione del vaccino viene compiuta dagli esperti del settore.

L’immissione nel commercio viene, invece, autorizzata dalla Commissione europea che è l’organo esecutivo e di governo, a cui partecipano i rappresentanti degli Stati membri.

Il ruolo dell’EMA è quello di garantire che le prove generate nella fase di studio e di produzione del vaccino vengano analizzate in maniera critica ed indipendente. L’agenzia inoltre emana delle raccomandazioni sull’utilizzo dei vaccini, tenendo a mente la salute pubblica ed i diritti dei cittadini europei.

Vengono approvati solo vaccini con prove che mostrino in modo convincente che ci siano più benefici degli effetti collaterali.

Per la prima volta è stata creata una task force apposita alla quale hanno partecipato esperti ed associazioni, in modo da garantire fin dalle prime fasi un monitoraggio continuo nel processo di realizzazione dei vaccini antiCovid19.

A differenza delle procedure standard, l’EMA è stata interpellata dalle case di produzione dei vaccini fin dalla fase di studio e sviluppo. Infatti, generalmente, solo quando è stata completata la sperimentazione clinica sull’uomo viene interpellata l’EMA col deposito di un copioso documento di richiesta di valutazione e approvazione del vaccino.

Nel caso dei vaccini anti-Covid19, invece, periodicamente, venivano inviate all’EMA delle relazioni sui risultati ottenuti in ogni fase e l’Agenzia era, fin da subito, autorizzata a chiedere chiarimenti o verifiche ulteriori.

Solo alla fine della fase di “rolling review”, le case farmaceutiche hanno quindi potuto produrre la richiesta formale di approvazione; che è stata processata molto più velocemente proprio grazie alle continue interrogazioni precedenti.

Dopo l’approvazione, la casa farmaceutica è comunque chiamata al monitoraggio per un anno.

Questa procedura unificata è valida per tutti gli Stati membri dell’Unione europea e, quindi, pariteticamente per tutti i cittadini europei.

L’8 gennaio ci sarà una nuova riunione pubblica, in cui verranno date maggiori informazioni.

Nel mentre, mi interrogo sull’importante ruolo e responsabilità dell’EMA e così di tutto il personale intervenuto nella vicenda.

Nuove regole EBA sul default

Nuove regole EBA sul default

Il primo gennaio 2021 entra in vigore il Regolamento UE n. 171/2018.

L’UE cerca di uniformare gli orientamenti degli Istituti di Credito europei, in materia di classificazione delle controparti inadempienti (“Default”) .

Sono stati stabiliti i nuovi parametri – più stringenti – che le banche dovranno utilizzare per classificare il debitore inadempiente.

Per esempio, per le società, si potrà considerare “arretrato rilevante” un debito anche solo di € 500, relativo a uno o più finanziamenti, che rappresentino l’1% del totale del debito verso l’istituto. Per le persone fisiche e le piccole imprese tale soglia si abbassa addirittura ad € 100,00.

Ciò significa che bisognerà prestare ancora più attenzione alle scadenze gestite su conto corrente, per evitare che l’arretrato anche solo di piccoli importi faccia scattare l’azione della banca per il recupero forzoso.

In questi giorni riceverete le informative dalle Vs banche di adeguamento alle nuove direttive.

Da una prima analisi sembrerebbe, però, che gli istituti di credito italiani non intendano applicare le nuove regole in modo rigido, almeno per gli scoperti di c/c.

Al via il “sequestro conservativo europeo”!

Al via il “sequestro conservativo europeo”!

Il Reg. UE n. 655/2014 è operativo. Da oggi si possono sequestrare i conti correnti attivi negli Stati membri con una procedura facilitata.



In verità, i regolamenti europei sono direttamente applicabili e, quindi, nel momento in cui entrano in vigore sono legge al pari di ogni altra legge italiana.

Tuttavia, per l’operatività del Reg. UE n. 655/2014 era necessario un provvedimento di attuazione che è di recentissima emanazione.

Oggi, quindi, il creditore che ha fondato timore di perdere la garanzia del proprio credito, se sa dell’esistenza di conti correnti all’estero, può ricorrere ad un sequestro conservativo riconosciuto in tutti gli Stati membri nella zona UE.

La successiva espropriazione forzata non sarà compromessa.

Nel dettaglio, il regolamento prevede che la nuova procedura possa essere avviata sia in fase giudiziale che stragiudiziale, ma soprattutto pre-contenzioso.

E se si è destinatari del provvedimento di sequestro, ci si può difendere?

Affermativo.

Sia ricorrendo contro la misura (rivolgendosi al giudice che ha emesso l’ordinanza europea di sequestro conservativo) sia opponendosi alla esecuzione della stessa (e, in questo caso, competente sarà invece il tribunale del luogo in cui il terzo debitore ha la residenza o la sede).

A disposizione per ogni approfondimento e valutazione del caso concreto.



Se lo stupratore non risarcisce la vittima, interviene lo Stato

Se lo stupratore non risarcisce la vittima, interviene lo Stato

 

“Va condannata la Presidenza del Consiglio dei ministri per responsabilità civile, per i danni causati ai privati, in conseguenza della mancata attuazione degli obblighi previsti dalla direttiva 2004/80/Ce relativa all’indennizzo delle vittime di reati intenzionali violenti” (Cass. civ. 26575/2020).


Settimana scorsa, il giorno prima della giornata mondiale contro la violenza sulle donne, la Corte di Cassazione ha depositato la sentenza n. 26757/2020, liquidando a favore di una vittima di violenza sessuale oltre 30.000,00 euro.

Perché?

La signora, nel 2009, veniva aggredita, sequestrata e costretta con violenza e minacce a praticare e subire ripetutamente atti sessuali.

Gli autori del reato venivano condannati, in sede penale, a versare 50.000,00 euro ma la vittima non riusciva ad ottenere nulla perché i rei si rendevano latitanti.

Oltre ai danni ed alle ripercussioni psicologiche, la donna rimaneva con un… pugno di mosche.

Ma grazie ad ottimi difensori, veniva resa edotta del fatto che è un principio assodato nel territorio europeo che le vittime di reati violenti ed intenzionali, come quello da lei subito, hanno diritto ad un adeguato ed equo ristoro.

Infatti, gli Stati membri dell’Unione europea sono stati chiamati a prevedere entro il 1 luglio 2005 un sistema generalizzato di tutela indennitaria per le vittime impossibilitate a conseguire, dai diretti responsabili, il risarcimento integrale dei danni subiti.

La ratio si basa sul principio di solidarietà sociale: siamo pur sempre una Comunità!

Pertanto, la donna agiva dinanzi al Tribunale di Torino contro la Presidenza del Consiglio dei Ministri, affinché ne venisse dichiarata la responsabilità civile per la mancata attuazione degli obblighi previsti dalla direttiva 2004/80/CE.

La vicenda giudiziaria è, ovviamente, più intricata, basti pensare che per arrivare alla decisione di settimana scorsa ci sono voluti 11 anni!

Dobbiamo ringraziare questa signora, coloro che l’hanno sostenuta in questa battaglia e la tenacia dei suoi legali per aver permesso di mettere in luce i nostri diritti.

Per ogni approfondimento, potete contattarci in Studio.

Donne che litigano per la pensione di reversibilità

Donne che litigano per la pensione di reversibilità

 

“Qualora il coniuge superstite abbia tutti i requisiti per percepire la pensione di reversibilità al fine della liquidazione del trattamento si deve tenere conto della durata del matrimonio e dell’ulteriore elemento rappresentato dalla convivenza prematrimoniale”.

Così ha stabilito la Corte di Cassazione con la recente ordinanza n. 5268/2020.

 

Ma perché sono stati necessari questi chiarimenti?

Lui muore e, a tirarsi i capelli, sono l’ex moglie e quella superstite.

Il caso: Tizio divorzia da Caia riconoscendole un assegno di mantenimento. Successivamente inizia a convivere con la nuova compagna e, solo dopo diversi anni, si risposa. Tizio viene a mancare.

 

A chi va la pensione di reversibilità?

L’art. 29 della Legge sul divorzio prevede l’attribuzione di una quota di pensione all’ex coniuge, anche nell’ipotesi in cui il defunto abbia contratto un nuovo matrimonio.

 

Come identificare la misura di tale quota?

Il principio generalmente accolto è quello di far riferimento alla “durata del matrimonio”.

Tuttavia, i giudici ermellini (quelli che stanno in Cassazione!), ci insegnano che, per essere equi, bisogna guardare, sì alla durata dei rispettivi matrimoni, ma anche:

  1. alla durata delle convivenze prematrimoniali (solo se serie! Quelle di cui può provarsi la stabilità e l’effettività della comunione di vita in quel periodo, Cass. n. 26358/2011);
  2. all’entità dell’assegno di mantenimento riconosciuto all’ex coniuge;
  3. alle condizioni economiche del coniuge superstite e del defunto prima della sua morte.

Infatti, la ratio della norma è quella di consentire la continuazione del sostegno economico a cui il defunto contribuiva, in vita, nei confronti dell’ex coniuge e del coniuge convivente.

Nel primo caso, tramite il pagamento dell’assegno di divorzio; nel secondo, con la condivisione dei propri beni con il coniuge convivente.

 

Per ogni ulteriore informazione o per far valutare il Vs caso, potete contattarci in Studio.

Dire o non dire: il dubbio del medico

Dire o non dire: il dubbio del medico

 

“Dottore, sono sieropositivo. Non l’ho detto a mia moglie”.

“Capisco. Posso chiederle se state prendendo le necessarie precauzioni?”

“No, i nostri rapporti sessuali sono ancora non protetti”.

 

È opportuno che il medico informi la moglie o che mantenga la riservatezza al riguardo?

 

I medici devono sempre assicurare la riservatezza dei loro pazienti. I medici non sono “poliziotti”.

 

Il giuramento di Ippocrate dice: “Ciò che io possa vedere o sentire durante il mio esercizio o anche fuori dell’esercizio sulla vita degli uomini, tacerò ciò che non è necessario sia divulgato, ritenendo come un segreto cose simile”.

 

Perché?

 

Le informazioni sulla salute di ciascuno di noi sono altamente riservate ed abbiamo diritto di controllare chi vi acceda.

 

Se il rapporto tra medico-paziente non fosse fondato sulla riservatezza, le persone potrebbero omettere di rivelare informazioni necessarie ai fini di una corretta diagnosi e terapia, così mettendo a rischio la salute personale e la sanità pubblica.

 

Tuttavia, esistono situazioni in cui l’obbligo di riservatezza medica viene meno.

 

Quando?

 

Per la tutela di interessi collettivi (sicurezza e salute pubblica, prevenzione di un crimine) o la protezione di diritti o libertà altrui.

 

In quest’ultimo caso rientra l’esempio da cui siamo partiti.

 

Dire o non dire alla moglie che il marito è sieropositivo?

 

La Corte europea dei diritti dell’uomo, nel caso Colak e Tsakiridis vs Germania, ha stabilito che il medico aveva violato i propri obblighi professionali nei confronti della moglie non informandola sulla contagiosità del compagno.

 

Articolo, liberamente tratto dal terzo modulo del corso di Bioetica “Riservatezza medica e tutela dei dati sanitari” del Consiglio d’Europa.

 

[Piccola nota per tutti, il Consiglio d’Europa non centra nulla con l’Unione europea!]

 

Musica: Sovereign by Kevin MacLeod
Link: https://incompetech.filmmusic.io/song/4397-sovereign
License: http://creativecommons.org/licenses/by/4.0/

La tecnologia che salva il privato dall’usuraio (e non è intercettazione illegittima!)

La tecnologia che salva il privato dall’usuraio (e non è intercettazione illegittima!)

“La registrazione di conversazioni da parte del privato vittima di condotte estorsive o usurarie con il soggetto autore di comportamenti violenti e/o minacciosi … anche se veicolata attraverso la successiva trascrizione dei contenuti da parte delle stesse forze dell’ordine, rappresenta una semplice trasposizione del contenuto del supporto magnetico e costituisce una mera forma di memorizzazione fonica di un fatto storico utilizzabile quale prova documentale” (Cass. pen. 25 settembre 2020, n. 26766).

Così la Cassazione ha fatto chiarezza in un caso in cui veniva sostenuta l’inutilizzabilità delle registrazioni private effettuate dalla vittima del reato in quanto “intercettazioni illegittime”.

Ma facciamo un passo indietro per capire il contenuto della massima.

Le intercettazioni sono le registrazioni compiute dalla polizia giudiziaria, in corso di indagini, su ordine del p.m., autorizzato dal giudice.

La legge stabilisce in maniera rigida quando e come.

Se un privato, in autonomia, per provare che è vittima di un reato, registra una conversazione: questa non è un’intercettazione ex art. 266 cpp.

Né lo diviene se viene consegnata alle forze dell’ordine e queste l’acquisiscano nel corso delle indagini.

Tale memorizzazione fonica di un fatto storico, dice la Cassazione, sarà semmai utilizzabile quale prova documentale.

Di diverso avviso era, però, la difesa dell’imputato, nel caso di specie, perché qui le cose si svolgevano diversamente.

Mentre era in corso un colloquio con l’usuraio, il privato inviava una telefonata ai carabinieri (i.e. telefonica a tre), i quali potevano ascoltare e registrarne il contenuto (contestuale e remoto).

Sulla scorta di tale evidenza, il pubblico ministero decretava d’urgenza l’intercettazione delle utenze telefoniche, che il gip convalidava.

I giudici ermellini hanno, comunque, ritenuto legittimo il modus operandi, rammentando che vi è interferenza con la vita privata (e quindi violazione dell’art. 8 CEDU) solo quando la registrazione telefonica o ambientale sia operata da uno degli interlocutori con mezzi messi a disposizione delle autorità investigative e nel contesto di un’indagine ufficiale.

Tante sarebbero le questioni d’approfondire (tra tutte la sentenza Torcasio S.U. 28 maggio – 24 settembre2003 n. 36747) ma, per oggi, abbiamo già affrontato molti concetti.

A disposizione per ogni chiarimento.

Divisione ereditaria: nuovo intervento chiarificatore dell’A.E.

Divisione ereditaria: nuovo intervento chiarificatore dell’A.E.

All’atto della divisione ereditaria, per la valutazione dei beni immobili compresi nella massa comune, occorre far riferimento al valore venale in comune commercio dei beni alla data della divisione e non al valore catastale (Risp. AE 6 novembre 2020 n. 534).

Così ha risposto l’Agenzia delle Entrate, venerdì scorso, ad un quesito postole in tema di divisione ereditaria.

Con la divisione cessa lo stato di comunione. A ciascun erede viene attribuita la titolarità esclusiva su una parte determinata del bene o beni in comune.

Ai fini dell’imposta di registro, l’atto di divisione rientra nella categoria degli “atti aventi natura dichiarativa relativi a beni o rapporti di qualsiasi natura” e deve essere registrato in termine fisso, con applicazione dell’aliquota dell’1% applicata al valore della massa comune.

In caso di conguaglio o se ad un condividente siano attribuiti beni per un valore eccedente quello della quota a lui spettante, l’AE considera la divisione vendita limitatamente alla parte eccedente.

Ne consegue che i conguagli superiori al 5% del valore della quota di diritto sono soggetti all’imposta con l’aliquota stabilita per i trasferimenti.

Per maggiori informazioni restiamo a disposizione, intanto qui trovate il testo integrale della risposta dell’Agenzia delle Entrate.

Il “consenso informato” non è aria fritta. Le origini

Il “consenso informato” non è aria fritta. Le origini

“Un intervento nel campo della salute non può essere effettuato se non dopo che la persona interessata abbia dato consenso libero e informato”.

Così recita l’articolo 5 della Convenzione di Oviedo.

I fondamenti della dottrina del consenso libero e informato sono stati sviluppati in seno alla giurisprudenza nord-americana nel XX secolo.

Ma la moderna concezione di consenso informato si è sviluppata a seguito della seconda guerra mondiale.

Cito due casi che portarono ad una profonda riflessione e motivarono l’intervento di norme scritte:

Stati Uniti d’America vs Karl Brandt, et al.
Fu il primo di 12 processi per crimini di guerra perpetrati da medici tedeschi condotto da autorità statunitensi nella propria zona occupata a Norimberga, in Germania, dopo la Seconda guerra mondiale. Venti dei 23 imputati erano accusati di esperimenti voluti dal regime nazista, senza il consenso dei soggetti, su prigionieri di guerra e civili in paesi occupati, oltre che di sterminio mediante eutanasia.

Gli esperimenti di Tuskegee
Fu uno studio clinico sulla sifilide svolto tra il 1932 ed il 1972 dall’USA Public Health Service insieme all’università di Tuskegee.
Si valutava l’evoluzione spontanea della sifilide senza trattamenti. Vennero coinvolti 600 uomini afro-americani poveri dell’Alabama.
Venivano adescati con la promessa di essere sottoposti ad un trattamento per curare il “sangue cattivo” con cure mediche, vitto e assicurazione sulla sepoltura gratis.
Volutamente i ricercatori omettevano di curarli adeguatamente, anche dopo la validazione negli anni Quaranta dell’efficacia della penicillina per la malattia. Mancando i fondi per il trattamento, lo studio proseguiva senza informare i soggetti che non sarebbero stati curati.
Vittime dello studio furono gli uomini (ritratti nella foto), 40 mogli che contraevano la malattia e 19 bambini nati con sifilide congenita.

Gli scandali che ne seguirono portarono alla nascita di nuove regolamentazioni e l’adozione di una serie di strumenti internazionali per la protezione della dignità e dell’integrità della persona:

  • La dichiarazione universale dei diritti dell’uomo (1948)
  • La Convenzione internazionale sui diritti civili e politici (1966)
  • La Convenzione internazionale sui diritti economici, sociali e culturali (1966)
  • La Convenzione europea dei diritti dell’uomo (1950)
  • La Carta sociale europea (1961, nuova versione 1996)

Di seguito troverete il testo delle Convenzioni in lingua inglese:

Per ogni approfondimento, siamo a disposizione.